Milano: la mostra di artisti dall’Opg di Castiglione delle Stiviere
Asca, 24 novembre 2009
Nascono da un bisogno: non sentirsi soli. E da due esigenze: socializzare e comunicare. Le opere d’arte dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova) sono realizzate da detenute e detenuti di una struttura che gestisce pazienti psichiatrici autori di reati. Non sono artisti, o per lo meno non sanno di esserlo fino a quando non provano a dipingere, ma i loro quadri stanno facendo il giro d’Italia e di alcuni musei del mondo, attirando l’attenzione di artisti e critici d’arte.
Le opere nascono all’interno di un vero e proprio atelier allestito nella struttura sanitaria. È nato nel 1990, sotto la guida artistica di Silvana Crescini. "Sono entrata vent’anni fa - racconta l’artista che espone alcune delle opere dei suoi allievi al Matching, l’evento organizzato dalla Compagnia delle Opere a Fiera Milano - per un corso di pittura che doveva durare tre mesi e da quel momento mi sono appassionata alle storie e alla incredibile vena artistica che queste persone riescono a tirare fuori.
E così ho deciso, con l’aiuto dell’istituto, di allestire un atelier permanente". Hanno tutti i materiali a disposizione per il disegno e la pittura e oltre a liberare la propria creatività espressiva, i malati-reclusi hanno la possibilità di esprimersi con un mezzo comunicativo non verbale che diventa un’occasione terapeutica. C’è chi sceglie di scrivere, chi sceglie la musica e chi, appunto, sceglie la pittura. Oltre, dunque, alla funzione riabilitativa "l’Atelier - racconta ancora Silvana Crescini - ha permesso ad una vocazione latente di alcune persone di manifestarsi.
In seguito all’opportunità avuta sono emersi alcuni originali artisti apprezzati soprattutto nel mondo dell’arte outsider". Grazie all’attività espositiva avvenuta negli anni, alcuni dipinti dell’atelier sono stati acquisiti dai musei: Collection de l’Art Brut di Losanna; Musee de La Creation Franche di Begles in Francia; Mad Musee di Liegi. "Il momento più bello - racconta ancora la curatrice dell’atelier - è vedere quando uno di loro finisce di dipingere un quadro: è una sensazione liberatoria difficilmente spiegabile.
http://www.ristretti.it/commenti/2009/novembre/24novembre.htm